Su sport e scoliosi avrai letto e sentito di tutto, ed è probabile che, specie se non sei un addetto ai lavori, tu non abbia ancora le idee ben chiare.

Cominciamo dal principio e facciamo chiarezza su cos’è la “scoliosi” e l’“atteggiamento scoliotico”.

La scoliosi è una patologia irreversibile della colonna vertebrale, caratterizzata da una deviazione del rachide che costringe le vertebre a inclinarsi lateralmente e a ruotare con una conseguente deformazione della gabbia toracica, nota come gibbo.

Diversamente, l’atteggiamento scoliotico non comporta deformazioni permanenti, infatti, quando il paziente è disteso non si osserva alcuna
alterazione.

Come si può distinguere la scoliosi dall’atteggiamento scoliotico?

E’ sufficiente eseguire un semplice test, denominato test di Adams: il  paziente viene invitato a stare in piedi con le gambe tese e le mani unite e poi a flettere il busto in avanti. Se durante questa manovra a lato della colonna si formano delle gibbosità siamo in presenza di una scoliosi “vera“; se invece tali prominenze non si manifestano quando il paziente flette il busto in avanti si parla di atteggiamento scoliotico.

Premesso ciò, vediamo in che misura l’attività fisica può influenzare la “ storia” di una scoliosi.

Ebbene, nel caso di  un atteggiamento scoliotico sono tutti concordi nell’affermare che qualsiasi attività motoria che tenda a tonificare la muscolatura posteriore e anteriore del tronco è decisamente consigliata. Al contrario quando ci troviamo di fronte a una scoliosi “vera“ occorre avere alcune precauzioni.

Ci sono alcune domande frequenti su questo argomento, vediamo di rispondere a qualcuna (e sfatare qualche mito!).

Con la scoliosi si può fare sport?

Con la scoliosi, soprattutto se lieve, non è controindicata la pratica di un’ attività sportiva, qualunque essa sia. Ciascuno sport ha i suoi pregi ed i suoi difetti, da valutare le modalità con cui viene effettuato.

Un soggetto affetto da scoliosi dovrebbe evitare un’attività agonistica spinta così come è assolutamente sconsigliata una vita sedentaria. È stato provato che lo sport fa male se troppo o se troppo poco. In egual misura.

È vero che lo sport più indicato è il nuoto?

Un tempo si diceva che  il nuoto rappresentava un valido metodo di cura poiché praticato in galleggiamento, cioè fuori forza gravità, e perché permette uno sviluppo armonioso di tutto l’apparato muscolare (in particolare della muscolatura che sostiene la colonna).

Ma il nuoto, lo sport che sembrava l’unico vero rimedio per la scoliosi, in realtà, non lo è, visto che rende la colonna vertebrale più mobile e di conseguenza più “deformabile”.

Si é visto che  durante la fase di galleggiamento, specie quando si è sulla superficie dell’acqua in posizione prona, per evitare che le gambe affondino, occorre accentuare la lordosi lombare, una situazione già ben presente nei soggetti scoliotici, cosa che influisce negativamente sull’evoluzione di questa malattia.

Inoltre, durante le bracciate si è costretti a effettuare un movimento in rotazione che va a favorire ulteriormente la torsione delle vertebre già implicate nella scoliosi.

Nelle scoliosi importanti, il nuoto potrebbe risultare dannoso a causa delle respirazioni forzate e dalla pressione che l’acqua esercita sul cilindro toracico Quando si parla di agonistica, poi, con carichi di lavoro di ore, il nuoto induce  mal di schiena, rivelandosi addirittura dannoso.

Il nuoto è certamente uno sport completo per gli arti, cuore e polmoni, ma non per la schiena: la colonna è progettata per affrontare la forza di gravità e a questo la si deve allenare.

Ciò non significa che il nuoto sia controindicato, come tutti gli sport non crea problemi purché lo si pratichi con le dovute attenzioni personalizzando le attività in base alle proprie necessità. Tra i vari stili, quello più indicato è il dorso mentre sarebbe meglio evitare la rana o il delfino.

Esistono sport  da vietare?

Un tempo gli sport asimmetrici come il tennis erano venivano assolutamente controindicanti nei soggetti affetti da scoliosi. Oggi l’approccio è meno radicale.

La ricerca non è riuscita a fornire prove serie che esistano sport negativi per la scoliosi, purché praticati a livello non agonistico. I pregiudizi rimangono numerosi, e non solo contro gli sport cosiddetti asimmetrici, ma anche verso l’equitazione, la corsa, il basket, il volley ecc.

Diversi studi hanno invece dimostrato che, ad esempio, andare a cavallo non rappresenta un fattore di rischio per chi è affetto da scoliosi. Anzi l’equitazione può essere un ottimo allenamento, in quanto stimola molto l’equilibrio, allena la muscolatura paravertebrale e richiede un continuo controllo posturale.

D’altra parte non è vero che andando a cavallo il peso grava sulla colonna, ma in un assetto corretto si scarica sulle ginocchia che fungono anche da ammortizzatori solo raramente l’equitazione e’ sconsigliabile; solo uno specialista può valutarlo.

Non c’è motivo, quindi, per proibire l’equitazione ai soggetti con scoliosi purché praticata a livello non agonistico.

L’importante é che il paziente alterni alle lezioni  in maneggio delle sedute in studio con un fisioterapista, in modo da essere guidato verso esercizi mirati che potenzino l’effetto benefico di questa pratica sportiva.

Allo stesso modo la ricerca scientifica ha ormai da tempo  dimostrato che la frequenza della scoliosi è assolutamente identica nei soggetti che fanno sport simmetrici e asimmetrici.

Il tennis o la scherma possono sviluppare maggiormente i muscoli di un lato, ma non provocare o far peggiorare una scoliosi iniziale.

D’altra parte c’è anche da dire che oggi la pratica di questi sport, cosiddetti asimmetrici, è sempre associata ad una fase preparatoria in cui si pone particolare attenzione al potenziamento globale della muscolatura secondo schemi posturali corretti.

L’attività sportiva è un alternativa alla “ginnastica medica”?

In caso di scoliosi è sempre utile effettuare della ginnastica medica (più comunemente detta “correttiva”) che deve essere individualizzata per ogni singolo paziente.

Una volta appresi gli esercizi, la ginnastica può essere eseguita in un piccolo gruppo con piani di lavoro personalizzati o a domicilio, e periodicamente controllata e adattata dal tecnico specialista.

La ginnastica medica  si propone due obbiettivi:

  • costruire un “corsetto neuro-muscolare” per offrire un maggiore controllo ed una migliore stabilità della colonna;
  • creare automatismi riflessi di correzione da integrare nei movimenti globali. In quest’ottica la ginnastica medica non può essere
    considerata come un alternativa all’ attività sportiva.

Lo sport, infatti, deve essere considerato inscindibilmente legato alla ginnastica medica, di cui rappresenta il “versante attivo”. La colonna di un soggetto cha ha appreso gli schemi motori corretti durante le sedute di ginnastica medica risponde alle sollecitazioni di carico e di squilibrio nel corso delle attività motorie con reazioni riflesse di tipo correttivo, anziché deformante.

E’ quindi necessario, svolgere, come complemento alla ginnastica medica anche delle attività sportive. Esse permettono l’allenamento di qualità fisiche e neuromotorie di base, oltre a sviluppare una “immagine positiva del corpo”, elementi che risultano vitali per un giovane adolescente affetto da scoliosi.

E’ possibile praticare lo sport quando la scoliosi è in trattamento con un corsetto?

Quando la scoliosi manifesta un carattere evolutivo sorge spontanea la domanda: si può ancora praticare sport? Con il corsetto puoi fare molti tipi di sport purché porti bene il corsetto e faccia la ginnastica che compensa gli effetti negativi del corsetto.

I vantaggi psicologici di poter continuare a praticare l’attività preferita consentono di affrontare con maggiore serenità i tanti sacrifici che una cura per la scoliosi impone.

Riassumendo…

Se soffri di scoliosi, praticare sport in generale farà più bene che male, purché non si tratti di agonismo esasperato in età di crescita, ma questo è un rischio anche per chi non ha la scoliosi.

L’agonismo è sconsigliato tanto la sedentarietà. Per scegliere uno sport occorre tenere presente che attività molto mobilizzanti della colonna (ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) mettono più a rischio, soprattutto se si è predisposti naturalmente; al contrario gli sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità.

A prescindere da quanto abbiamo detto, è indispensabile valutare il proprio specifico caso insieme al tuo medico curante prima d’intraprendere qualunque sport in modo da strutturale un percorso di guarigione mirato e volto ad un più veloce recupero.

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