Molte volte abbiamo raccontato all’interno di questo blog i progressi della tecnologia moderna e di come le sue applicazioni ai settori della medicin e chirurgici, siano in grado di aumentare la qualità della vita delle persone – e talvolta stravolgerla completamente.

Ma l’ultima notizia ha dell’incredibile.

Per la prima volta al mondo, in Svezia è stata installata, in modo permanente, una mano robotica a una donna di 46 anni.

La donna è stata la prima beneficiaria al mondo di un impianto trans radiale (sotto il gomito) stabile e permanente per il controllo della mano che le consentirà di riacquisire le abilità perse in un incidente.

L’intervento chirurgico, il primo nel suo genere, si è svolto presso lo Sahlgrenska University Hospital in Svezia sotto la guida del prof. Richard Brånemark e del dottor Paolo Sassu.

Ma la notizia che ci rende veramente orgogliosi è che l’intero progetto è coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Horizon 2020.

Durante l’intervento chirurgico che ha dell’incredibile, sono stati innestati gli impianti in titanio nelle due ossa dell’avambraccio della donna (radio e ulna), sfruttando la tecnica dell’osteointegrazione combinata alle interfacce muscolari.

Perché una mano robotica “rivoluzionaria”?

La mano robotica potrà essere utilizzata nella vita di tutti i giorni e a differenza dei precedenti prototipi consentirà di controllare in modo naturale la mano restituendone le percezioni sensoriali. In altre parole il paziente potrà percepire le sensazioni tattili proprio come se avesse una mano vera.

Questo chiaramente implica numerosi benefici sulla vita quotidiana.

La tecnica osteointegrata permette infatti di superare i limiti delle protesi “convenzionali” che possono riprodurre solo un paio di movimenti grossolani, come aprire e chiudere la mano.

Col nuovo impianto invece, attraverso sedici elettrodi inseriti nei muscoli residui, sarà possibile estrapolare una quantità maggiore di informazioni al fine di consentire un controllo più efficace della mano robotica.

Le protesi di mano “classiche” inoltre, hanno un feedback sensoriale limitato. Non forniscono percezioni tattili quando si afferra un oggetto o si interagisce con un’altra persona e l’ambiente circostante, costringendo la persona a fare affidamento solo sulla vista mentre usa la protesi.

Grazie agli elettrodi impiantati nei nervi, che servono a creare un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso, la donna potrà recupererare completamente le sensazioni tattili perdute dopo l’amputazione attraverso dei sensori che guidano la stimolazione del nervo.

I benefici dell’osteointegrazione

Uno degli aspetti fondamentali di questo intervento è che si tratta della prima tecnologia utilizzabile nella vita di tutti i giorni, non solo all’interno di un laboratorio di ricerca.

La tecnica dell’osteointegrazione era già stata sperimentata con successo da Integrum e Chalmers University of Technology su un paziente con amputazione transomerale (sopra il gomito), ma non era ancora possibile nelle amputazioni transradiali, dove il fissaggio deve essere effettuato su due piccole ossa invece che su un unico osso di dimensioni più grandi, come nella parte superiore del braccio.

La protesi transradiale sviluppata all’interno del progetto DeTOP apre nuovi scenari nello sviluppo di un impianto di fissaggio scheletrico perché prevede non solo una maggiore stabilità a lungo termine, ma anche un sensibile miglioramento delle funzionalità motorie e percettive dell’amputato grazie alla presenza di molti più muscoli da cui estrarre i comandi neurali.

La fase post – operatoria

Nella fase post-operatoria la donna su cui è stato eseguito l’intervento sta seguendo un programma di riabilitazione per riacquistare forza nei muscoli
dell’avambraccio, indeboliti dopo l’amputazione.

Nel frattempo, grazie all’utilizzo di software di realtà virtuale, sta tornando ad imparare a controllare la mano robotica che, nelle prossime settimane, potrà portare a casa e usare quotidianamente.

A quanto pare non resterà l’unico intervento di questo genere.

Sono previsti altri due interventi: uno in Italia e uno in Svezia.  Intanto, sono partite in Italia le attività di ricerca per il reclutamento di un secondo paziente per un nuovo intervento chirurgico in programma all’Università Campus Bio-Medico di Roma.

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