L’ortopedia è una branca specialistica della chirurgia che si occupa di studiare l’apparato locomotore e le sue patologie.

I medici specialisti in Ortopedia e Traumatologia, chiamati ortopedici, sono specializzati nella diagnosi e nel trattamento sia chirurgico che non chirurgico dei problemi del sistema locomotore.

Che cos’è il sistema locomotore? Com’è nata l’ortopedia? Quando sono nati i dispositivi ortopedici che utilizziamo oggi?
In questo articolo ci occuperemo di dare risposta ad alcune di queste curiosità che a volte gli specialisti tendono a dare per scontate.

Cos’è il sistema locomotore? Perché è così importante?

Il sistema locomotore comprende:

  • ossa,
  • articolazioni,
  •  legamenti,
  • tendini,
  • muscoli,
  • nervi.

Oltre a questi si è recentemente aggiunto il trattamento dei tessuti molli, per cui è stato coniato il termine di chirurgo ortoplastico.

Quali conoscenze deve avere un buon medico ortopedico oggi?

Oggi il medico chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatologia deve aver maturato conoscenze teoriche e capacità pratico-professionali nel campo della fisiopatologia.

Oltre a questo deve essere competente in materia di terapia sia medica sia chirurgica (correttivo-conservativa, ricostruttiva e sostitutiva) delle malattie dell’apparato locomotore nell’età pediatrica e adulta con specifici campi di competenza nella semeiotica funzionale e strumentale.

Inoltre sono richieste competenze specifiche nella metodologia clinica e nella terapia in Ortopedia, nella Chirurgia della Mano e nella Traumatologia compresa la Traumatologia dello Sport nonché nelle patologie a carattere oncologico di pertinenza.

Com’ è nata l’ortopedia?

La pratica ortopedica risale a epoche lontane, eppure la parola ortopedia iniziò a essere usata solo a partire dal 1741 per merito del medico francese Nicolas Andry che la coniò.

Il termine pare derivi dal greco antico  ὀρϑός, orthòs, «diritto» e παῖς, pàis, «bambino» – in quanto essa aveva come obiettivo quello di correggere le deformità del fisico nei bambini.

Tale neologismo è riportato nel suo libro L’orthopédie ou l’art de prévenir et corriger les difformités du corps chez les enfants; le tout par des moyens à la portée des pères et mères et toutes les personnes qui ont des enfants à élever.

Il simbolo dell’ortopedia è infatti un albero torto legato ad un tutore tramite una corda, come vedi qui.

Come sono nati i tutori e le protesi ortopediche?

Gli storiografi concordano: i primi dispositivi ortopedici apparvero nel IV secolo a.C. per merito di Ippocrate che per primo mise a punto
una tavola di legno che doveva ridurre le lussazioni e le fratture, secondo il principio di immobilizzazione dell’osso e dell’articolazione.

Qualche secolo più tardi, Jean-Pierre David scrisse Dissertation sur les effets du mouvement et du repos dans les Maladies chirurgicales, divenuto presto un classico della materia e tradotto in inglese già dal 1790.

L’ortopedia fu esercitata fino all’inizio del XIX secolo solo da medici in istituti specializzati, tra cui quello di Jean-André Venel (1740-1791) in Svizzera, di Jacques Mathieu Delpech a Montpellier, di Charles Pravaza Parigi e poi a Lione.

Nel corso del XIX secolo apparve la pratica della tenotomia per raddrizzare i piedi deformi (la prima tenotomia sul tendine di Achille fu realizzata nel 1816 da Jacques Mathieu Delpech ), per le scoliosi e per diverse posture viziose. Sempre nel XIX secolo, il dottor  Pravaz  di Lione riuscì a ridurre le lussazioni di anca mediante carrelli e apparecchi di estensione.

Nel 1881, il chirurgo generale britannico William Arbuthnot-Lane propose una tecnica per il trattamento delle fratture, l’osteosintesi, che consiste nel fissare sull’osso delle placche e delle viti per immobilizzarlo aspettando che l’osso si risaldi.

Nel 1890, Gluch mise a punto la prima protesi interna di ginocchio: era in avorio e funzionava con una cerniera.

… e oggi?

Da allora molta strada è stata fatta sia nella chirurgia che nella cura non chirurgica legata al nostro apparato locomotore.

Siamo giunti alla realizzazione di dispositivi ortopedici d’eccellenza: tutori per ogni esigenza atti a garantire e a permettere il recupero di arti e articolazioni sia pre e post operatori, tutori che, in alcuni casi, sostituiscono le vecchie ingessature più scomode e pesanti; protesi di ogni tipo e per ogni stile di vita, consentono la pratica di attività sportive (hai presente le lame che usa la campionessa paraolimpica Bebe Vio?).

E forse non lo sai ma l’Italia è culla di grandi eccellenze nel campo delle protesizzazioni, che sempre di più contribuiscono all’integrazione della robotica con la medicina ortopedica e traumatologica, cambiando completamente la vita ai pazienti che hanno perso definitivamente o temporaneamente l’uso degli arti.

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